C’è un momento dell’anno in cui l’aria cambia sapore. Le giornate si allungano, i prati si riempiono di verde, e alla Chabranda si comincia a sentire quel misto di eccitazione e rispetto che solo chi vive davvero di terra e animali conosce. Siamo a fine maggio, e alla Chabranda questo significa una cosa sola: è il momento della transumanza. Il momento in cui le nostre vacche lasciano la stalla di Pomaretto per risalire verso l’Alpe Sagnetta, in località Fontane, nel comune di Salza di Pinerolo.
Un rito antico quanto le valli che ci circondano. Un gesto che si ripete ogni primavera inoltrata e che porta con sé significati che vanno molto oltre la semplice logistica.
Il viaggio che parte da Pomaretto
Pomaretto è il cuore pulsante della nostra azienda, il luogo dove tutto ha avuto inizio. Da qui, percorrendo la Val Germanasca, gli animali iniziano il loro cammino verso l’alto. Non è una passeggiata qualsiasi. È un rito collettivo, una processione silenziosa fatta di zoccoli sul terreno, campanacci che tintinnano, odore di fieno e di bosco. Chi lo vede almeno una volta difficilmente lo dimentica.

Quegli occhi grandi e tranquilli che guardano lontano. Dietro di lei, le cime che la aspettano.
La fine di maggio è il momento giusto, e non è una scelta casuale. I pascoli d’alta quota si sono risvegliati, le prime erbe fresche sono mature al punto giusto, e le temperature permettono agli animali di affrontare il percorso senza stress.
È l’ora della “meirando” come la chiamiamo in occitano, del trasferimento di animali (vacche, capre, maiali..), attrezzature e persone nella residenza estiva.
La destinazione è l’Alpe Sagnetta, a Fontane, nel territorio di Salza di Pinerolo: un alpeggio che, come tutti i pascoli d’alta quota di questa zona delle Alpi Cozie, offre condizioni eccezionali per il benessere degli animali e la qualità delle produzioni.
Perché si va in alpeggio: molto più di una tradizione
La transumanza verticale, cioè lo spostamento stagionale degli animali dai fondovalle verso i pascoli d’alta quota, non è solo un gesto romantico legato al passato. È una pratica zootecnica profondamente razionale, oggi supportata anche dalla ricerca scientifica.
Quando le vacche arrivano all’Alpe Sagnetta dopo mesi in stalla, non le si lascia semplicemente libere su tutto il pascolo. La transizione dall’alimentazione invernale a base di fieno all’erba fresca d’alpeggio richiede gradualità. Il sistema digestivo degli animali ha bisogno di giorni per adattarsi alla nuova composizione dell’erba, più ricca di acqua e di zuccheri fermentescibili. Per questo i primi giorni si gestisce il tempo di pascolo con attenzione.
Gli alberi in fiore lungo la strada, le montagne ancora innevate sullo sfondo, e loro, tranquille e curiose, che camminano come se sapessero già dove stanno andando.
È in questa fase che si vede la differenza tra chi alleva per mestiere e chi alleva con consapevolezza.

Per gli animali, i benefici sono concreti e misurabili:
- i prati polifiti d’alta quota offrono erbe più nutrienti, ricche di principi attivi, vitamine e minerali che le coltivazioni di pianura non possono replicare
- l’aria pura, il movimento su terreni vari e la libertà di pascolo riducono lo stress, migliorano il metabolismo e rafforzano il sistema immunitario
- gli animali che vivono bene si ammalano meno, richiedono meno interventi veterinari e hanno una vitalità che si riflette in ogni aspetto della produzione
- il sole d’alta quota favorisce la sintesi naturale di vitamina D e migliora l’efficienza digestiva
Il benessere animale non è uno slogan
Alla Chabranda questa non è teoria. Quando Ruben porta le vacche in alpeggio a fine maggio, sta mettendo in pratica una filosofia che attraversa ogni aspetto dell’azienda: quella di chiudere il cerchio, di rispettare i tempi della natura, di non prendere più di quello che si dà.

Gli alberi in fiore lungo la strada, le montagne ancora innevate sullo sfondo, e loro, tranquille e curiose, che camminano come se sapessero già dove stanno andando.
È in questa fase che si vede la differenza tra chi alleva per mestiere e chi alleva con consapevolezza.
Conoscere bene il pascolo è parte di questo lavoro. Sapere dove l’acqua è disponibile, quali zone del prato sono più esposte, dove il terreno può diventare scivoloso dopo la pioggia, dove gli animali tendono a raccogliersi al tramonto. Questa conoscenza non si studia, si accumula stagione dopo stagione, e diventa un patrimonio invisibile che fa la differenza tra un alpeggio gestito e un alpeggio subito.

Un vitellino nato poche ore prima, partorito nel prato mentre la sua mamma era al pascolo. Lo stavano riportando in stalla. Si è addormentato lungo la strada. La faccia di Ali dice tutto quello che non serve aggiungere.
Quello che la montagna mette nel piatto
Il latte prodotto da animali che pascolano su prati d’alta quota ha caratteristiche organolettiche e nutrizionali superiori: più acidi grassi omega-3, più antiossidanti, un profilo aromatico che porta con sé l’impronta del territorio. Non è marketing. È chimica, è biologia, è il risultato diretto di quello che un animale mangia e di come vive.
Ogni alpeggio produce un latte con un profilo microbiotico unico, modellato dai fiori, dalle erbe, dai batteri presenti in quel preciso angolo di montagna. Nei formaggi questo diventa identità. Un’identità che non si può copiare e non si può simulare, perché nasce da un luogo specifico e da un modo specifico di stare al mondo. All’Alpe Sagnetta, quel luogo è questo. Quel modo è il nostro.
Il pascolo come presidio del territorio
C’è un altro aspetto che spesso viene dimenticato quando si parla di alpeggio: il ruolo ecologico e paesaggistico. I pascoli d’alta quota, se non utilizzati, si chiudono progressivamente. La vegetazione arbustiva avanza, la biodiversità diminuisce, i sentieri scompaiono.
Portare gli animali all’Alpe Sagnetta ogni fine maggio significa anche tenere vivo quel paesaggio aperto che rende la Val Germanasca e i comuni dell’alta valle, come Salza di Pinerolo, luoghi ancora capaci di accogliere chi vuole respirare aria vera. Gli animali fertilizzano naturalmente il suolo, arricchendo la struttura del terreno e sostenendo il ciclo naturale dei nutrienti. Un ciclo che nessun fertilizzante chimico può replicare nella sua complessità.
L’Alpe Sagnetta ci aspetta
Quest’anno come ogni anno, quando il calendario dice fine maggio, i campanacci torneranno a suonare lungo i sentieri che portano da Pomaretto verso Fontane. Le vacche conosceranno quella strada quasi meglio di noi.
La partenza sarà alle prime ore dell’alba ma cercheremo di convidere il cammino. Ci troverai sempre alla Chabranda per assaggiare i nostri prodotti e piatti della tradizione arricchiti dal sapore dei pascoli.




